L’ISIS minaccia i Balcani

 

Recentemente sono apparsi su alcuni quotidiani italiani una serie di articoli a proposito del pericolo jihadista nei Balcani. Sebbene con sfumature differenti, il messaggio di fondo, complessivamente, si potrebbe così riassumere: i Balcani, a causa dei terroristi, costituiscono una minaccia anche per l’Italia. Questa interpretazione, nonché la forma degli articoli a sostegno di tale tesi, sono state messe in discussione (per una rassegna critica si veda qui) da altri giornalisti. Le accuse principali sono legate all’esagerazione del pericolo effettivo per l’Italia (derivante dalla presenza di cellule radicali oltre Adriatico) e all’utilizzo di stereotipi sui Balcani.

Tuttavia, i media dell’ex Jugoslavia, in queste ore, stanno diffondendo la notizia di un nuovo video dell’ISIS che minaccia direttamente i Balcani. Il video in questione, della durata di circa venti minuti, si intitola “L’onore è nella guerra santa”, ed è stato realizzato dal canale televisivo “Al Hayat” (all’inizio del video compare il logo della stazione TV con il sottotitolo in inglese “Alhayat Media Center”) e riportato dal sito “Vijesti ummeta”, noto per diffondere la propaganda dell’ISIS nell’area dell’ex Jugoslavia.

Il video inizia con una ricostruzione della storia dei Balcani (definendoli come terra di secolari combattimenti), con voce narrante in inglese e sottotitoli in bosniaco/croato/serbo (in seguito, nel testo, verrà adottato, per semplicità solo il termine “bosniaco”), e si promette il secondo ritorno dell’Islam in Europa attraverso questa terra (il primo ovviamente è legato alla penetrazione dell’Impero Ottomano) di frontiera. Dopodiché si menzionano i combattenti che realizzeranno questo obiettivo, citando anche i “fratelli” provenienti dai Balcani. Inizia così una serie di dichiarazioni dei “fratelli provenienti dai Balcani”, con gli ormai noti monologhi recitati in primo piano e con l’obiettivo che si allarga successivamente sui guerriglieri attorno al soggetto narrante. Sono visibili alla sua destra dei bambini in tenera età. Il primo a parlare è un certo “Abu Jihad al-Bosni”, che si esprime in bosniaco, sottotitolato in inglese. Definisce il gruppo come “gli schiavi di Allah” (apparentemente con valenza positiva). Con le buone o con le cattive, egli dichiara, con riferimento al Corano, che i Balcani usciranno dalle tenebre per rientrare nella luce.

Nel video torna così la voce narrante in lingua inglese, che riprende l’interpretazione storica, secondo la propaganda dell’ISIS, della storia balcanica. Le tenebre sarebbero dunque tornate quando i Balcani, da testa di ponte per attacchi verso l’Europa cristiana, divennero un fronte meramente difensivo. Il riferimento è all’indebolimento, nel XIX secolo, dell’Impero Ottomano nei suoi possedimenti europei. Poco prima della Prima Guerra Mondiale (il riferimento è alle Guerre Balcaniche del 1912-1913), continua il video, il mondo islamico venne scosso dagli attacchi e dalle pretese dei cristiani di creare degli stati nazionali e la coscienza nazionale (nelle “terre musulmane”). Sullo sfondo (03:14) si vede un’immagine sfocata di Aleksandar Karadjordjevic. Viene poi citato il sistema comunista (introdotto in Jugoslavia e Albania dopo la Seconda Guerra Mondiale) colpevole di aver introdotto l’ateismo.

In tale ricostruzione propagandistica si mette in evidenza che le terre islamiche dei Balcani (ossia quelle che appartennero all’Impero Ottomano), divennero parte di Stati retti da regimi comunisti nel Secondo dopoguerra. Vengono così citati l’Albania, che divenne uno stato indipendente (così nella ricostruzione riportata nel video) ed il Kosovo, la Macedonia, e la Bosnia ed Erzegovina, divenuti parte della Jugoslavia socialista. Da allora, si afferma, è iniziata un’era di umiliazione per i musulmani che si protrae sino ad oggi; solo la “guerra santa” potrà invertire questa rotta. Il secondo combattente a parlare davanti alla telecamera è “Salahuddin Al-Bosni” (anch’egli, come del resto il precedente jihadista, già apparso nel precedente video distribuito la scorsa estate). Egli invita i suoi compaesani a smetterla di lamentarsi e di “fare l’Egira”, di “migrare nella terra dell’Islam”, di essere pronti a combattere. Non solo, il terrorista invita apertamente i propri connazionali a fare attentati nei Balcani, facendo esplodere delle bombe, auto, case, accoltellando, avvelenando il cibo e l’acqua, e facendo morire nella sofferenza i propri nemici (con riferimento territoriale alla Bosnia, alla Serbia e al Sangiaccato, quest’ultima area suddivisa attualmente tra Montenegro e Serbia, caratterizzata da popolazione slava di fede e cultura islamiche, facente parte dell’Impero Ottomano sino al 1912).

Il video prosegue con un’alternanza di proclami enfatici da parte di altri terroristi, in lingua albanese e in lingua bosniaca. Nelle dichiarazioni viene esaltata l’unità degli islamici, per poter così sconfiggere i crociati. Nella seconda metà del video si fa un ulteriore cenno di carattere storico all’Albania comunista che, colpevolmente, divenne il primo Stato ateo. Si accenna dunque al crollo del comunismo ed alla dissoluzione della Jugoslavia nel 1991. Secondo l’interpretazione dei propagandisti dell’ISIS, i bosniaci all’epoca commisero un errore, perché scelsero, anziché il ritorno all’Islam, l’indipendenza all’interno di uno stato secolare (la Bosnia ed Erzegovina, riconosciuta dall’ONU nel 1992).

Sullo sfondo, tra le altre, compare l’immagine di Alija Izetbegovic, primo presidente della Bosnia dopo l’indipendenza, colpevole di questa sorta di tradimento. La guerra di Bosnia, 1992-1995, viene dipinta come una battaglia contro i crociati (fugacemente compaiono le immagini – e vengono esplicitamente citati), tra cui Ratko Mladic e Radovan Karadzic, rispettivamente leader militare e politico della Repubblica serba di Bosnia durante il confitto. In sostanza, prosegue la ricostruzione storica dei militanti del Califfato, molti bosniaci negli anni ’90 (del secolo scorso) vennero “uccisi come pecore” a causa non solo dei crociati, ma anche perché l’Europa e l’ONU, a causa dell’embargo sulle armi delle Nazioni Unite, si trovarono in mezzo al conflitto sprovvisti di armi. Il genocidio di Srebrenica e le stragi di Gorazde e Mostar, continua la narrazione, si ripeteranno se non ritorna l’Islam (in pratica, il Califfato nei Balcani). Oltre a varie esortazioni ad abbracciare la vera fede e il jihad, viene criticato ampiamente il governo di Sarajevo, colpevole, a detta loro, di preparare la popolazione musulmana di Bosnia al “prossimo macello”, perché si verificheranno altri genocidi.

Nelle foto sullo schermo si può chiaramente distinguere un manifesto elettorale con il volto di Bakir Izetbegovic, attuale membro della presidenza della Bosnia ed Erzegovina, leader del Partito d’Azione Democratica, nonché figlio dello scomparso presidente Alija Izetbegovic. Tra le accuse mosse al governo di Sarajevo campeggia quella di aver abbandonato al loro destino i jihadisti arabi che accorsero come volontari a sostegno dei Musulmani di Bosnia durante il conflitto degli anni ’90. Il video sostiene che questi “coraggiosi volontari” siano stati “venduti”, mettendoli in prigione, senza diritti, senza che nessuno (i politici sarajevesi) protestasse. Così si incita il popolo bosniaco a sollevarsi contro il loro governo, e si ribadisce che il sacrificio degli anni ’90 verrebbe sprecato senza un ritorno all’Islam (ovviamente nella variante adottata dall’ISIS).

Seguono ulteriori appelli ai “fratelli” in Kosovo, Macedonia e Albania. Il video si avvia alla chiusura riprendendo stralci di quello prodotto la scorsa estate, e si ricollega al tema più ampio delle aggressioni dei “crociati” (Occidente), venti anni dopo la guerra in Bosnia, al “Paese dei due fiumi”, ossia all’Iraq. Viene sottolineato il caloroso invito ai fratelli musulmani dei Balcani ad unirsi a loro, ossia ai combattenti volontari dell’ISIS, perché nello Stato Islamico “i musulmani camminano con onore” e le “persone potranno vivere in pace con le loro famiglie”. Come se gli inviti precedenti non fossero stati sufficientemente persuasivi, si ribadisce ai “fratelli” nei Balcani di utilizzare contro i nemici le “cinture esplosive” e che presto “torneremo con un esercito”.

Alla luce di quanto sopra esposto, le minacce degli aderenti all’ISIS di persone originarie dei Balcani, sono rivolte in primo luogo alle istituzioni e strutture politiche della regione. Al di là delle esortazioni ad unirsi in Siria e Iraq alla lotta armata, al di là delle ricostruzioni storiche di quanto accaduto nell’ultimo secolo in Jugoslavia o Albania, le minacce sono rivolte contro la popolazione civile bosniaca, serba, macedone, kosovara, albanese. I terroristi incitano i loro conterranei a uccidere, ferire, avvelenare, a far saltare in aria auto e case nella loro terra, ossia nei Balcani. E’ lo stato secolarizzato bosniaco il loro nemico, perché impedisce la realizzazione dei loro piani farneticanti, la realizzazione, anzi, l’estensione dell’ISIS sul suolo europeo, andando ad occupare le terre che appartennero, sino a circa un secolo fa, all’Impero Ottomano.

a1

Le prime vittime dell’ideologia dell’ISIS, nei Balcani, sono i cittadini di quei Paesi. Lo sono stati i due militari uccisi lo scorso novembre a Sarajevo da uno squilibrato nei pressi di una caserma, così come i cittadini turbati dall’allarme lanciato lo scorso luglio per via di un possibile avvelenamento dell’acquedotto di Pristina. In secondo luogo, occorre riportare il problema del terrorismo nell’alveo della propria dimensione effettiva, evitando isterismi mediatici.

Nei Balcani i problemi principali sono legati alla disoccupazione, agli standard di vita insufficienti, alla povertà, alla forte emigrazione, soprattutto dei più giovani (ma non solo), alla corruzione, al clientelismo, all’incerto diritto alla salute, alla censura dei media, alla fragilità democratica delle istituzioni, alla criminalità organizzata. Senza scordare la gestione opportunistica della recente memoria storica e dei conflitti, un facile strumento della politica per ottenere consenso elettorale a basso costo in assenza di una concreta progettualità che possa migliorare il tenore di vita dei cittadini. A tutto ciò si somma ovviamente la gestione del consistente flusso di profughi e migranti provenienti dal Medio Oriente. Sarebbe dunque fuorviante porre al centro dell’attenzione, per quanto riguarda i Balcani, solo e soprattutto il tema dei terroristi islamici.

Christian Costamagna

 

 

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s