Mattarella a Belgrado

Oggi il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nell’Assemblea nazionale della Serbia, ha sostenuto il percorso verso le istituzioni europee di Belgrado, elogiandone gli sforzi compiuti negli ultimi anni. Non solo, il nostro Presidente ci ha esortati a mantenere “viva l’attenzione sugli equilibri…nella Regione Balcanica”, mettendo in risalto il fatto che la Serbia non abbia ceduto all’euroscetticismo ed al nazionalismo.  E’ evidente che il Presidente abbia voluto fare un accenno, neppure troppo velato, agli umori chiaramente critici nel confronti dell’UE così come si presenta oggi, che si vanno delineando in queste ore, dalla Spagna alla Polonia, passando per una possibile uscita della Grecia dall’euro.

mattarella

Per quanto la classe politica della Serbia abbia imboccato con vigore il processo di adesione all’UE, permangono dei nodi irrisolti. In primo luogo la genuinità della conversione ai valori dell’europeismo da parte di alcuni politici serbi, considerando la loro iniziale posizione di nazionalisti estremi durante le guerre degli anni ’90 in ex Jugoslavia, è perlomeno dubbia. In secondo luogo, l’entusiasmo dell’opinione pubblica serba verso l’ingresso nell’UE, dal 2003 al 2014 è crollato del 20%, assestandosi attorno al 50% della popolazione. In terzo luogo, il dialogo tra Belgrado e Pristina procede, certo, ma ancora non si intravede una soluzione stabile e definitiva (come risolvere la questione del Kosovo?). Infine, l’istituzionalizzazione di un sistema etno-consociativo in Bosnia ed Erzegovina ed in Macedonia, per quanto sia stato utile a porre fine ai conflitti, è del tutto disfunzionale per una reale prospettiva europea di questi Paesi.

Sebbene il Presidente Mattarella abbia, a ragione, sottolineato l’importante ruolo di stabilità della Serbia nei Balcani (a differenza di quanto avvenne negli anni ’90), resta un ulteriore nodo irrisolto, ossia quello dell’uso pubblico della memoria, fattore che è bene non sottovalutare. Dunque, il quadro che si profila, è quello di una Serbia con una classe politica ambigua, una opinione pubblica spaccata sull’adesione all’EU e sostanzialmente contraria alla NATO, che tentenna nella propria posizione tra l’UE, gli USA e la Russia.

L’assenza di una chiara prospettiva europea e lo stallo degli ultimi 20 anni circa, ha portato a classi politiche corrotte, con un rischio potenziale di destabilizzazioni di carattere nazionalista, in un contesto di acuta crisi socio-economica, come già avvenne nella Jugoslavia sul finire degli anni ’80. L’UE, a differenza di quanto fece nel 1991 e negli anni immediatamente successivi, dovrebbe mostrare maggiore coesione nei confronti dei vicini al di là dell’Adriatico.

Christian Costamagna

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