Francia, XVIII secolo: disperati aspiranti intellettuali di provincia

Da tempo mi domando quanto l’Illuminismo influenzi la nostra vita. E’ possibile ridurre, in ultima istanza, i conflitti all’interno delle società umane, tra i valori degli illuministi e quelli della conservazione e della tradizione? Il modello egemone che progressivamente plasma l’umanità intera, che ha posto al centro dell’universo l’uomo, è una forma di materialismo e ateismo? Stiamo forse assistendo, a partire dal 1789, a forme differenti di appropriazione e rigetto della modernità? Il post-modernismo è veramente tale oppure è un modernismo soggiogato da una massiccia dose di relativismo? Affermare che il fine ultimo sia la vittoria, su scala globale, dell’ideologia (post)modernista, non è forse una contraddizione in termini? Per voler fare un esempio tratto dall’attualità, lo scontro in Ucraina, piuttosto che un conflitto a bassa intensità tra due potenze globali (oppure un conflitto etnico tra ucraini e russi), può essere compreso come uno scontro tra due differenti forme di appropriazione della modernità (quella occidentale e quella della civiltà russa)? Il senso di superiorità morale della Russia, che vede con sdegno e rigetto valori quali la difesa della diversità sessuale propugnata dall’Occidente ne è un esempio? La conversione ai valori occidentali, che verrà forgiata attraverso l’educazione delle future generazioni e la promozione di modelli a cui fare riferimento, sarà pacifica e indolore? Pur non avendo ancora trovato una risposta, nel mio percorso di ricerca, sono stato irresistibilmente sedotto da un libro. Ecco perché.
Non mi capita spesso di trovare, quasi per caso, vagando in una biblioteca, un testo così denso di significato. Robert Darnton (Princeton), nel suo “The literary underground of the Old Regime” (1982; trad. italiana “L’intellettuale clandestino”, 1990), con la precisione indagatrice di un bravo storico e la forza narrativa di un romanziere affermato, abbozza il sottobosco umano nella Francia del secolo dei Lumi. Giovani di provincia, affascinati da Voltaire, approdano a Parigi alla ricerca del successo nel mondo delle lettere e della cultura. Per molti di loro, la sorte sarà avversa. Incapaci di trovare la strada verso il successo, si ritroveranno a patire la fame, vivere in soffitte, vendersi ai commerci e traffici più loschi. Le loro aspirazioni verranno logorate, distrutte e vivranno come dei pezzenti, ai margini della società. In una lettera al suo editore svizzero (1780 circa), l’abate Le Senne, esempio di philosophe di basso rango, così come citato da Darnton (p. 109), in una missiva scrive:
 

“E’ ormai tempo che questa vita errabonda giunga a termine. Il mio unico desiderio è di sistemarmi e lavorare […] Dipende da voi far cessare la mia miseria, e farmi finalmente raggiungere le uniche cose cui aspiro: lavoro e sussistenza”. Come il pauvre diable, si trovava nel punto più basso del ciclo vitale descritto da Voltaire:

Las! où courir dans mon destin maudit!
N’ayant ni pain, ni gite, ni crédit,
Je résolus de finir ma carrière.

 

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Sebbene volessero divenire hommes du monde (quindi parte del sistema), sentendosi respinti e umiliati, si lanciarono in critiche al vetriolo contro quel sistema, inteso in senso politico, sociale e religioso. La loro rabbia, direttamente o indirettamente, contribuì all’avvenimento che diede la stura ad un nuovo corso: la Rivoluzione francese. Ciò che più mi interessa di questo libro, come di norma accade con i classici, è la sua estrema attualità. In primo luogo nella sfera politica italiana: la veemenza, il giacobinismo ed il turpiloquio dei “poveri diavoli” descritti nel saggio ricordano un certo movimento che ha fatto della dissacrazione la sua bandiera. In secondo luogo, dovrebbe essere un testo compulsivo per tutti i giovani che intendono intraprendere un percorso universitario in ambito umanistico. Sebbene l’esperienza personale sia insostituibile, e la foga e la passione giovanili non si possano estinguere con un monito scritto, credo che potrebbe mettere in guardia (o forse risparmiare) delle giovani vite. Leggetelo. Vi sorprenderà.
 
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