No ad una Guerra in Europa

No ad una Guerra in Europa.

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No ad una Guerra in Europa

Pareva tutto andasse bene, nel 1913. Poi all’improvviso la guerra. Dato che amo collezionare i libri, i quotidiani, mi sono ritrovato questa copia della Gazzetta del Popolo di Torino del 28 Agosto 1916, con un titolo a caratteri cubitali: “L’Italia ha dichiarato guerra alla Germania, ponendo fine ad un equivoco che andava tutto a nostro danno”.Image

Senza evocare lo spirito di Cassandra, è bene notare che tale titolo rievoca lo spirito del presente: la Germania arcigna che domina l’Europa e penalizza la povera Italia a causa dell’euro. Non ci credete, vero? Eppure è così:

Il risentimento nei confronti del ruolo economico della Germania si fa più forte. Mentre il primo ministro Enrico Letta critica Berlino, molti italiani, scrive oggi Der Spiegel, accusano la cancelliera di essere complice della loro precarietà.

Dopo la Prima guerra mondiale, di cui l’anno prossimo si commemorerà in pompa magna il primo centenario, ed in particolare dopo la nota crisi del 1929, la situazione in Europa non era molto felice.

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Un giornalista americano (Knickerbocker), nel 1932, domandava al Presidente del Consiglio dei Ministri della Franca, Herriot, se l’Europa poteva uscire dalla crisi, economica, sociale e finanziaria. Herriot rispose:

“La pace,” esclamò Herriot, “è la prima condizione della guarigione d’Europa, ma non nel senso di ripudiare la guerra – ciò è ovvio – bensì nel senso che dobbiamo instaurare la pace nelle relazioni politiche ed economiche tra le nazioni. Dobbiamo assolutamente, “alzò la voce, e si percosse un ginocchio, “essere pronti a spegnere all’origine ogni scintilla capace di suscitare incendi”.

Il richiamo di Herriot era rivolto alla Germania, poco prima dell’avvento nazista, ed in particolare all’influente generale Kurt von Schleicher, potente ministro all’interno del cancellierato di von Papen. Infatti il generale:

In un discorso trasmesso con la radio egli [il generale] dichiarò che la Germania abbisogna di sicurezza quanto la Francia, e che per conseguirla si riteneva giustificata a riorganizzare la Reichswehr su altre basi.

In sostanza la retorica bellicosa e demagogica della Germania subito prima dell’avvento al potere di Hitler, spaventava l’opinione pubblica francese. Le scintille di cui parla Herriot, sono quelle che oggi vengono definite “demagogia” e “populismo”. Suona familiare?

Lo stesso giornalista, sempre nel 1932 (si veda la copertina fotografata poc’anzi), intervistò a Bruxelles Emile Francqui, descritto dall’intervistatore come “primo finanziere del Belgio, l’uomo più ricco del suo paese, autorità nel mondo bancario europeo”. A dire il vero, Fracqui non fu solamente un magnate, ma ora ci interessa sapere cosa disse al giornalista americano:

“L’Europa sa che se non si provvede entro pochi mesi a sollevare la sua situazione economica, gravi perturbamenti potranno verificarsi sul continente. Se una qualsiasi delle nazioni europee dovesse passare un guaio grosso, soffrire una rivoluzione, diventare comunista, mi sa dire lei quale sarebbe la ripercussione nel resto di Europa?” “Intende dire la guerra?” Francqui accennò di sì col capo. “Ma non si scatenano le guerre, di solito, nei periodi di rialzo dei prezzi?” [chiese il giornalista] “Di solito, sì, ma non dobbiamo dimenticare che mai prima d’ora i prezzi erano precipitati con tanta violenza così in basso come in questa crisi [del 1929]. Qui sta la ragione per cui è perfettamente possibile che scoppino rivoluzioni e che le rivoluzioni siano seguite da guerre. Le pare verosimile che, se il comunismo invaderà una nazione, le nazioni vicine si rassegnino a contemplare il fatto senza reagire? Impossibile; sarà inevitabile l’intervento, la guerra, il caos! Nessuno può prevedere le conseguenze che deriverebbero dall’ulteriore dilazione dei provvedimenti atti a riassestare l’Europa.

Sette anni dopo, nel 1939, scoppia la Seconda guerra mondiale. La follia nazista distrugge l’Europa, e non solo.

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Ovviamente i nazi-fascisti dovevano addossare le colpe al “bellicismo delle democrazie” (perché i Balilla, come è noto, sono sorti nelle democrazie, no?)

Tuttavia, il “secolo breve”, non ci ha voluto risparmiare un ulteriore conflitto bellico, anticipato ovviamente da demagogia e populismo (in una fase di crisi di legittimità, crisi finanziaria, economica e sociale) nella seconda metà degli anni ’80, ossia la guerra in ex Jugoslavia (1991-1995). Lo spiega bene il Dr. Josip Glaurdic, ricercatore a Cambridge.

Mi capita per le mani un ritaglio de “La Stampa” del 1995 (la guerra a cui mi riferisco è nella colonna a destra, sia chiaro):

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Nel caso specifico, i serbi di Bosnia presero in ostaggio i caschi blu ONU dopo l’intervento della NATO:

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Così, nel 1995, ancora “rulli di tamburi nei Balcani”, ossia in Europa…

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Purtroppo il conflitto armato, in Europa, si è trascinato ancora nel 1998-1999, in Serbia.

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Siamo così giunti al 2013. Saccomanni, Ministro dell’economia e delle finanze, dichiara lo scorso giugno che l‘attuale crisi è peggiore di quella del 1929:

Roma, 7 giugno 2013 – La  crisi attuale “è più difficile da gestire e più complessa di quella del ‘29 per le caratteristiche strutturali che hanno cambiato alcuni Paesi”. Parola del ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni.  E’ una crisi – ha continuato – “che non vuole andar via anche se finirà anche questa”.

Invece, il presidente del Consiglio Enrico Letta, circa tre settimane fa, disse (fonte: La Stampa):

Una chiamata alle armi politiche contro i tanti populismi che si aggirano per l’Europa. Il presidente del Consiglio Enrico Letta si rivolge alla opinione pubblica dei più grandi paesi della Ue attraverso una intervista concessa allo spagnolo «El Pais» , al polacco «Gazeta Wyborcza», al francese «Le Monde», al tedesco «Suddeutsche Zeitung», all’inglese «The Guardian» e a «La Stampa», invitando a scuotersi, ad abbandonare ogni «timidezza», perché se i movimenti euro-scettici dovessero ottenere un buon risultato alle elezioni Europee, l’Europarlamento ne uscirebbe «azzoppato». Menomato nella capacità di imprimere una svolta, di incidere nella vita quotidiana dei cittadini.

Inoltre, continua l’intervista con Letta:

Quale è la soglia oltre la quale i populisti europei diventano protagonisti e, per lei, pericolosi?

«Se i populisti in Europa superassero una percentuale del 25 per cento questo sarebbe molto preoccupante. Tutte le elezioni europee, dal 1979 fino ad oggi, sono state vissute come appuntamenti nei quali ogni Paese guardava il “suo” risultato , senza mai uno sguardo d’assieme. Stavolta sarà diverso e questo paradossalmente è la dimostrazione del successo del progetto europeo. Anch’io andrò a vedere il risultato del partito di Alternative in Germania».

In Italia è possibile che il Cinque Stelle risulti il primo partito alle Europee?

«Questo rischio è molto forte. Le elezioni europee rappresentano il terreno migliore sul quale il Movimento Cinque stelle può esprimere il suo populismo. Non possiamo limitarci ad essere timidi con Grillo, o soltanto placcarlo».

Berlusconi va messo nel campo dei populisti?

«Be’, un po ’ sì…».

Ora, la prossima primavera si terranno le elezioni europee. Nel 1913, negli anni ’30 del secolo scorso in Europa, e nella Jugoslavia degli anni ’80 del Novecento, non si immaginava certo che di lì a poco sarebbero scoppiati dei conflitti devastanti, con conseguenze inimmaginabili. Basti citare l’Olocausto. Tuttavia le crisi economiche, sociali, le tensioni nazionaliste, i populismi, la demagogia, le facili promesse, i politici privi di scrupoli, hanno condotto i nostri nonni, i nostri padri nel vortice della follia collettiva.

Purtroppo, il peggio non si può mai escludere. Non si può neppure escludere un nuovo conflitto. Angela Merkel due anni fa disse che l’Europa è nel suo momento più difficile dalla Seconda guerra mondiale. Sempre due anni fa, Sarkozy ammonì che il rischio di disintegrazione dell’Europa non è mai stato così alto.

Sebbene come giovane (ho 34 anni) disoccupato (senza ammortizzatori sociali) possa avere delle solide ragioni per protestare contro questa crisi e questo sistema, non voglio un’altra guerra in Europa. Non lo desidero per me, per i miei cari, e per le generazioni che verranno. Non lo desidero per nessuno.

Sono sinceramente preoccupato. Basta aprire gli occhi e leggere post di questo genere, di cui non condivido le posizioni e reputo che siano in realtà dei reali sintomi o campanelli d’allarme che dir si voglia: “Lo spettro del populismo” (scrive Paolo Becchi):

Il populismo non è una teoria politica: è, piuttosto, una sindrome – una serie di sintomi, di segni indicativi di una malattia. È ciò che esprime un malessere che cova all’interno della società, che lo porta di volta in volta in forme diverse alla luce. Il “populismo” non è che il nome retorico del malessere di un’Europa malata, l’ Europa dei banchieri della speculazione finanziaria, del partito unico dell’ Euro che sta riducendo alla fame milioni di cittadini europei. Il punto non è, allora, che cosa sia il populismo (il populismo non è niente, non esiste). È, piuttosto, quale Europa vogliamo. È questo il vero tema di discussione, il vero punto critico, la questione reale che forze come il M5S rappresentano sulla scena nazionale ed europea. In Europa il M5S, la sua presenza nel Parlamento Europea, imporrà una ridiscussione dell’idea di Europa che si è costruita, imporrà l’esigenza di un’Europa che deve tornare ad essere quella dei popoli e non delle grandi elites finanziarie. Il “populismo” non c’entra nulla. È di questo che hanno paura i poteri forti.

Oppure questo recente post di Beppe Grillo:

Le oligarchie finanziarie si baloccano con governi compiacenti o direttamente imposti da loro. Infatti la BCE ha ormai il potere di influenzare la composizione dei governi nazionali. Questi alchimisti dello spread evocano una nuova guerra santa contro i “populismi” rei di mettere in discussione un’architettura economica costruita sopra le teste dei cittadini, un atto profondamente anti democratico.

[…]

I garanti dello status quo ormai insopportabile, in Italia la coppia al comando è Napolitano – Letta, continuano imperturbabili nelle loro convinzioni ignorando il mondo che gli sta crollando intorno. Indifferenti a un mostro che si sta svegliando e che sarà difficile, quasi impossibile, rinchiudere nelle gabbie del suo passato se diventerà più forte. Per questi finti democratici, tutori dei loro interessi personali, collegati con la finanza e non con il popolo che disprezzano sta suonando la campana a martello. Purtroppo, oltre che per loro, rischia di suonare per le democrazie. Il fascismo sta avanzando grazie a questi sciagurati in tutta Europa.

Però, allo stesso tempo, cosa propongono questi personaggi? Grillo dice che:

“No all’Europa della Merkel. Noi siamo per l’Europa, ma questa Europa germanocentrica di oggi non mi piace”. [settembre 2013]

[…]

Beppe Grillo prova a cambiare passo rilanciando una sua priorità già emersa nell’ultima campagna elettorale: un referendum popolare per l’abbandono dell’euro e il ritorno alla lira. «L’Europa va ripensata. Noi consideriamo di fare un anno di informazione e poi di indire un referendum per dire sì o no all’euro e sì o no all’Europa». [maggio 2013]

Come cittadino italiano ed europeo, mi auguro che prevalga il buon senso. Non è mai troppo tardi. Questo dilagante clima di disperazione e odio deve cessare. Non voglio che una ragazza od un ragazzo del futuro, tra cento anni, si ritrovi ancora un giornale, per le mani, con questo titolo: “L’Italia ha dichiarato guerra alla Germania, ponendo fine ad un equivoco che andava tutto a nostro danno”.

Dacic about Holocaust and Revisionism

Today (10 November 2013), Premier Dacic said that “Serbia is proud of its anti-fascist tradition and rejects every possible revision of history and relativization of crimes”.

In occasion of the International day of fight against fascism and antisemitism he stated that Holocaust is “the biggest defeat of humanity in the history”, adding that “must not be repeated”. He underlined the responsibility of Germany and the role of the German state during WW2.

Он је подсетио да је „застрашујућа чињеница да је у Другом светском рату убијено шест милиона Јевреја“ и да је то организовала Немачка.

Дачић је такође рекао да је Србија већ 1942. године према званичним извештајима који су слати у Берлин „била очишћена од Јевреја и Рома“.

Moreover, not only it is necessary to remember constantly the brutality of Holocaust, it is also important “to reject the assertions who deny its casualties characteristics it is actual in every democratic country.” The young generations must be educated about the respect of differences and coexistence.

Finally:

„Трагичан биланс холокауста говори да од око 15.000 Јевреја који су живели у нашој земљи пре априла 1941. године, њих око 90 одсто није преживело Други светски рат“, навео је Дачић и осврнуо се на поједине историјске детаље из тог периода.

Source: B92 as posted on sps.org.rs

Dacic about Kosovo, SPS, hoolingans, nationalism and EU

Yesterday (7 November 2013) Premier Dacic said that for years, political parties, in Serbia, courted hoolingans, while SPS courted nationalism and chauvinism. According to Dacic, the adoption of such a policy was “modern and popular when votes were needed”:

 Ispada kao da smo sad iznenađeni da postoje mafijaške i kriminalne grupe, a godinama i decenijama unazad se svi udvaraju tim grupama, pa i moja partija (SPS) je vodila ponekad politiku udvaranja nacionalizmu i šovinizmu jer je to bilo moderno i popularno kada trebaju glasovi – kazao je Dačić novinarima na jednom međunarodnom skupu u Beogradu.

Moreover, he appealed to Kosovo Serbs from Mitrovica, inviting them to vote the 17 November. Indeed, Dacic said that “if they do not go in a sufficient number to vote at the elections of 17 November, an Albanian will be their mayor”. Dacic asked: “Does anyone think that Serbia will sacrifice its future for ten thousand people?” Kosovo Serbs do not listen the Serbian government:

– Srbija je na udaru zato što njima pomaže, a šta treba da uradimo? Da uvedemo sankcije protiv njih? Koga oni slušaju? Oni ne slušaju ni Beograd, ni Prištinu, ni medjunarodnu zajednicu. A koga slušaju? Demokratsku stranku Srbije, Dveri, Obraz. Kako budete radili, tako će vam biti – rekao je Dačić.

Finally Dacic said that Serbia should have joined EU before Bulgaria and Romania:

 Da li neko misli da Albanija pre Srbije treba da bude članica  Evropske unije? Srbija je trebalo da postane članica pre Rumunije i Bugarske, ali to su ‘godine koje su pojeli skakavci’ – kako je rekao jedan naš poznati pisac (Borislav Pekić) i zato još jednom pozivam Srbe na razum – rekao je Dačić.

Kosovo elections: Dacic asks electisons’ annulment in Northern Kosovo

Kosovo: Premier Dacic says that Kosovo Serbs should have a “legal, legitimate [local] government and that the Community of the Serbian municipalities, should be recognized from Belgrade, Pristina and Bruxelles”.He will ask, in Bruxelles, the annulment of the elections in those municipalities where the Serbs has been impeded to vote regularly. Source: http://sps.org.rs/2013/11/06/trazicemo-ponistavanje-izbora-na-severu/